
Negli ultimi anni il mercato delle alternative vegetali ha vissuto una fase complessa: dopo un periodo di forte crescita, si osservano segnali di rallentamento, un ritorno d’interesse verso carne e latticini tradizionali, e un calo della sensibilità dei consumatori verso i temi della sostenibilità alimentare.
La Commissione Europea ha persino promosso restrizioni all’uso di denominazioni “analoghe” a quelle dei prodotti animali per gli alimenti plant-based, segnalando un atteggiamento non sempre favorevole.
Eppure, alcuni governi europei stanno andando in direzione opposta, con iniziative concrete a sostegno di diete più vegetali, di un consumo proteico più bilanciato e di filiere agroalimentari innovative.
Danimarca – Una strategia nazionale per il plant-based
La Danimarca è pioniera in questo campo.
Nel 2023 ha lanciato il primo Piano d’Azione Nazionale per i Cibi Vegetali in Europa. Un documento che non si limita alle dichiarazioni d’intenti, ma traduce la strategia in azioni precise:
- Formazione degli chef del settore pubblico e privato per sviluppare menù più vegetali.
- Integrazione nelle scuole primarie di pasti e programmi educativi orientati al vegetale.
- Promozione internazionale delle produzioni plant-based danesi, anche tramite le ambasciate.
Già nel 2021, il governo aveva stanziato 1 miliardo di corone (circa 85 milioni di euro) per sostenere lo sviluppo del settore.
Oggi, con la Danimarca alla presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, l’agenda politica include un piano d’azione UE per gli alimenti vegetali e una strategia comune europea sulle proteine.
Belgio – Linee guida alimentari aggiornate
Nel 2024, il Belgio ha rivisto le proprie linee guida dietetiche nazionali, dando maggiore spazio agli alimenti di origine vegetale:
- Riduzione del consumo di carne rossa.
- Priorità alle fonti proteiche vegetali, in particolare legumi.
- Evitare alimenti ultra-processati.
Il cambiamento è motivato anche da dati preoccupanti: solo il 7% degli adulti belgi raggiunge i livelli raccomandati di consumo di verdura e appena il 10% quelli di frutta.
Germania – Verso un approccio “inclusivo” alle proteine alternative
In Germania, il Comitato Consultivo Scientifico sulla Politica Agricola, Nutrizione e Salute dei Consumatori (WBAE), che opera all’interno del Ministero dell’Agricoltura, ha pubblicato un rapporto che affronta il tema con un approccio equilibrato:
- Gli alimenti a base vegetale, la fermentazione e la carne coltivata devono avere un posto alla tavola comune accanto ai piatti tradizionali a base animale.
- Viene criticata l’aliquota IVA del 19% sui prodotti vegetali, contro il 7% sugli equivalenti di origine animale, considerata un disincentivo ingiustificato.
Un filo rosso: salute pubblica, sostenibilità e competitività
Pur nella diversità di approcci, queste iniziative condividono una visione strategica:
- Diversificare le fonti proteiche per motivi ambientali, nutrizionali ed economici.
- Ridurre l’impatto ambientale del sistema alimentare, senza escludere le filiere animali ma riequilibrando l’offerta.
- Rafforzare la competitività internazionale delle produzioni locali, creando nuove opportunità di mercato.
Cosa significa per le imprese italiane
Per il settore agroalimentare italiano, questi sviluppi rappresentano una sfida strategica e un’opportunità concreta.
La domanda di proteine alternative continuerà a evolvere e i mercati europei si stanno già muovendo con piani d’azione nazionali e investimenti mirati.
In questo scenario, il vero vantaggio competitivo sarà di chi saprà coniugare innovazione e identità: sviluppare linee vegetali di alta qualità, valorizzare materie prime locali, adottare processi di trasformazione funzionali e meno invasivi, investire in ricerca e formazione.
Come scriviamo in Nutrire il Bene:
“L’agroalimentare ha bisogno di persone motivate e consapevoli, custodi del nostro futuro.”
Questo futuro si costruisce mettendo al centro uno scopo ecosistemico, che abbraccia:
- le persone,
- le organizzazioni,
- i consumatori,
- l’ambiente,
- le comunità e i territori.
L’anello mancante della filiera agroalimentare
A nostro avviso, nel dibattito sulle proteine alternative manca un elemento cruciale: un anello in grado di trasformare le proteine vegetali in modo funzionale, sia dal punto di vista tecnologico che nutrizionale.
Oggi, cereali e legumi non rappresentano solo fonti proteiche e nutrizionali, ma possono offrire componenti strutturali e funzionali utili allo sviluppo di prodotti trasformati innovativi, capaci di rispondere alle esigenze del mercato senza ricorrere a processi industriali eccessivamente spinti.
Un processo adeguatamente progettato può infatti:
- Incrementare l’impiego di legumi e cereali nelle formulazioni alimentari.
- Migliorare la qualità tecnologica delle materie prime vegetali, rendendole più versatili nelle applicazioni.
- Preservare e potenziare il valore nutrizionale, ad esempio riducendo la presenza di fattori antinutrizionali, aumentando la biodisponibilità di alcuni micronutrienti e introducendo componenti funzionali derivanti dalla naturale attività metabolica del processo.
- Limitare il grado di trasformazione industriale, mantenendo la materia prima più vicina alla sua matrice originaria.
Esistono processi in grado di abilitare questo cambio di paradigma, aprendo la strada a prodotti vegetali più genuini, stabili e accettabili dal punto di vista sensoriale. Non li citiamo qui esplicitamente: sono il frutto di ricerca, competenze e di una visione di filiera integrata.
Per approfondire cosa intendiamo per “anello mancante” e valutare le opportunità di applicarlo alla tua filiera, contattaci in privato: il confronto diretto è il punto di partenza per progetti concreti e ad alto valore.
Link di approfondimento:
https://www.foodnavigator.com/Article/2025/07/31/european-governments-alt-meat-commitments