
Dopo oltre due anni di confronto politico e tecnico, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il nuovo regolamento dedicato alle piante ottenute tramite nuove tecniche genomiche (NGT) e ai prodotti derivati, chiudendo il percorso legislativo avviato nel 2023 (1).
Le NGT, indicate in Italia anche come tecniche di evoluzione assistita (TEA), comprendono strumenti di miglioramento genetico che consentono di intervenire direttamente sul genoma vegetale per ottenere caratteristiche specifiche nelle colture.
Il voto dell’Aula di Strasburgo ha confermato l’intesa raggiunta nei negoziati e ha respinto gli emendamenti che puntavano a riaprire il testo. Il risultato è una riforma che rimane fortemente divisiva, tanto per il mondo agricolo quanto per la società civile.
Il regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, mentre l’applicazione operativa delle nuove disposizioni è prevista dopo due anni.
Come cambia la classificazione delle piante ottenute con NGT
Come già evidenziato in diversi nostri approfondimenti (2), il regolamento classifica le piante ottenute tramite NGT non in base al processo utilizzato, ma esclusivamente in funzione delle caratteristiche genetiche finali.
Sono previste due categorie:
- Le NGT-1 comprendono piante ottenute attraverso un numero limitato di modifiche genetiche (massimo 20), considerate teoricamente raggiungibili anche mediante selezione convenzionale o processi naturali. Il legislatore europeo le considera assimilabili alle varietà convenzionali.
- Le NGT-2 includono invece modificazioni genetiche considerate più estese o complesse. In questo caso continueranno ad applicarsi regole simili a quelle oggi previste per gli OGM.
NGT-1 e NGT-2: come cambiano le regole
Le NGT‑1, considerate equivalenti alle varietà convenzionali, non saranno soggette a tracciabilità ed a etichettatura dei prodotti finiti. Gli Stati membri non potranno vietarne la coltivazione, a differenza di quanto avviene per gli OGM. Restano invece l’obbligo di etichettatura del materiale sementiero e riproduttivo e la registrazione delle varietà in una banca dati pubblica dell’UE.
Le NGT-2 continueranno a seguire il quadro normativo degli OGM, comprese la valutazione del rischio, l’autorizzazione preventiva, la tracciabilità e l’etichettatura. I singoli stati UE potranno limitarne o vietarne la coltivazione, anche se autorizzati a livello comunitario.
Le disposizioni si applicheranno sia alle produzioni europee sia ai prodotti importati.
Le principali criticità sollevate dalla riforma europea
Gli aspetti più controversi del regolamento riguardano la deregolamentazione delle NGT‑1, che secondo le stime della Commissione rappresenteranno il 94% delle piante destinate a entrare nel mercato europeo. Le criticità principali riguardano l’assenza di tracciabilità lungo la filiera e di etichettatura dei prodotti finiti. Alla bocciatura degli emendamenti si aggiunge inoltre il nodo dei brevetti.
Le organizzazioni del settore biologico hanno espresso forti riserve rispetto all’impianto normativo (3). Le piante NGT da una parte non saranno ammesse in agricoltura biologica, dall’altra la presenza accidentale non costituirà una violazione del disciplinare del biologico, poiché tecnicamente inevitabile.
L’assenza di difese efficaci per prevenire la contaminazione e separare colture convenzionali e biologiche, espone tuttavia gli agricoltori biologici a rischi significativi per la sostenibilità produttiva ed economica delle loro attività. Si va a compromettere la separazione tra i diversi modelli produttivi e, soprattutto, la tenuta dei modelli agroecologici che si fondano sulla biodiversità come principale fattore di resilienza, sicurezza alimentare e difesa dalle patologie vegetali (4).
Altri punti critici della riforma sono certamente la limitazione della libertà di scelta, la revisione profonda dell’approccio precauzionale finora adottato in materia di organismi geneticamente modificati e l’assenza di limiti nella gestione dei brevetti associati ai tratti genetici sviluppati tramite NGT.
La deregolamentazione degli NGT-1 mette in pericolo il diritto degli agricoltori e dei cittadini europei a produrre e consumare alimenti liberi da OGM, compromettendo la trasparenza del mercato e la libertà di scelta dei consumatori.
Esistono voci autorevoli, come l’Anses, che si sono espresse a suo tempo per non abbandonare il principio di precauzione, sottolineando la necessità di valutare ogni nuova pianta NGT in base alle sue caratteristiche molecolari, nutrizionali e agronomiche. Alcuni casi studio mostrano infatti potenziali rischi per la salute legati a cambiamenti inattesi nella composizione delle piante, con possibili allergie, tossicità o impatti ambientali. L’Agenzia richiama inoltre l’attenzione sulle ricadute socio‑economiche, dai brevetti alla concentrazione del settore (5).
La bocciatura degli emendamenti apre il rischio concreto di rafforzare la concentrazione del mercato nelle mani di pochi grandi operatori globali, che detengono la maggior parte dei brevetti sui tratti genetici sviluppati tramite NGT (6).
A ciò si aggiunge la mancanza dell’obbligo di rendere pubbliche informazioni tecniche e metodi di identificazione, con il risultato che agricoltori e piccole imprese potrebbero trovarsi in difficoltà nel dimostrare contaminazioni involontarie o nel verificare l’assenza di caratteri coperti da proprietà industriale.
Secondo questa interpretazione il rischio non riguarderebbe solo il contenzioso, ma anche l’aumento delle barriere all’ingresso per operatori di dimensioni minori.
È importante sottolineare che molte delle critiche espresse nei confronti del nuovo regolamento non riguardano necessariamente le tecniche genomiche in quanto tali. Una parte significativa delle preoccupazioni avanzate da organizzazioni agricole, associazioni ambientaliste e operatori del biologico riguarda soprattutto il quadro normativo ed economico che accompagnerà la diffusione delle NGT.
Il tema centrale diventa quindi la capacità delle nuove regole di garantire trasparenza, tracciabilità, coesistenza tra diversi modelli produttivi e accesso equo all’innovazione, evitando che i benefici tecnologici si traducano in nuove forme di dipendenza economica o di concentrazione del mercato.
Il fronte favorevole: più strumenti per affrontare clima e competitività
Di segno opposto la posizione delle principali associazioni di agricoltori (7) che hanno accolto il regolamento come un passaggio necessario per aumentare la capacità competitiva dell’agricoltura europea e accelerare il miglioramento varietale con lo sviluppo di colture più resistenti agli stress climatici, la riduzione del fabbisogno di input produttivi e una maggiore adattabilità alle pressioni fitosanitarie.
Ugualmente favorevoli (8) gli specialisti di genetica agraria, finalmente liberi di sperimentare in un quadro normativo libero da incertezze.
Oltre il dibattito pro o contro: la vera questione delle NGT è il modello di filiera
Nel dibattito sulle NGT il rischio principale è ridurre una questione industriale, agricola e regolatoria complessa a una contrapposizione semplificata tra innovazione e conservazione.
Le NGT aprono prospettive interessanti sul piano agronomico, miglioramento della resilienza delle colture, maggiore efficienza nell’uso delle risorse; tuttavia, la velocità con cui una tecnologia diventa disponibile non coincide automaticamente con la capacità di un sistema di assorbirla in modo equilibrato.
Molti ricercatori evidenziano inoltre come queste tecnologie possano contribuire allo sviluppo di varietà più resilienti alla siccità, alle fitopatie e agli effetti dei cambiamenti climatici, riducendo in alcuni casi il fabbisogno di trattamenti e accelerando processi di miglioramento genetico che con le tecniche convenzionali richiederebbero tempi molto più lunghi.
Tuttavia, la disponibilità di una tecnologia e la sua efficacia tecnica non coincidono automaticamente con la capacità di un sistema economico e sociale di integrarla in modo equilibrato e sostenibile.
Dal punto di vista di MEALeFOOD, la questione centrale non riguarda le potenzialità tecnologiche in sé, ma il contesto economico, regolatorio e industriale in cui queste vengono introdotte. La filiera agroalimentare italiana è caratterizzata da una straordinaria ricchezza di biodiversità, da produzioni fortemente legate ai territori, da sistemi di qualità riconosciuti a livello internazionale e da una diffusa presenza di piccole e medie imprese agricole e alimentari.
Per queste ragioni tracciabilità, disponibilità di metodi di identificazione e trasparenza informativa non rappresentano un ostacolo all’innovazione, ma bensì condizioni necessarie affinché la riforma essa possa essere adottata senza trasferire costi o rischi sugli operatori più fragili.
A ciò si aggiunge il rapporto tra innovazione genetica e proprietà intellettuale: quando la capacità di accesso alle risorse genetiche si concentra progressivamente su pochi attori, si riduce la libertà progettuale delle imprese agricole, aumenta la dipendenza tecnologica e si restringono gli spazi per il breeding indipendente e per i modelli produttivi territoriali.
Per anni il dibattito agroalimentare si è concentrato su una domanda apparentemente semplice: possiamo fare questa cosa?
Oggi la domanda dovrebbe essere diversa: quale sistema agroalimentare stiamo costruendo attraverso questa scelta?
Perché una tecnologia non è mai neutrale. I suoi effetti non si fermano al laboratorio o al campo sperimentale, ma si propagano lungo l’intera filiera, influenzando gli equilibri agronomici, economici, sociali, territoriali e culturali che caratterizzano il sistema agroalimentare.
È proprio questa visione sistemica che distingue un approccio meramente tecnologico da un approccio realmente orientato alla sostenibilità.
La sfida non è decidere se innovare oppure no. La sfida è costruire regole e modelli di governance capaci di favorire l’innovazione senza compromettere biodiversità, pluralità produttiva, autonomia delle filiere e libertà di scelta degli operatori economici e dei consumatori.
In fondo, la questione delle NGT non riguarda soltanto il DNA delle piante.
Riguarda anche il DNA delle filiere agroalimentari che vogliamo lasciare alle prossime generazioni.
Link di approfondimento:
- Comunicato Parlamento Europeo sulla normativa sulle Nuove Tecniche Genetiche ↩︎
- MEALeFOOD – Nuovi OGM (NGT), crescono i timori: 16 associazioni in difesa delle piccole aziende agricole e sementiere ↩︎
- FederBio – lettera di appello agli eurodeputati italiani in vista del voto del Parlamento Europeo ↩︎
- MEALeFOOD – NGT vs Biologico: come garantire la libertà di scelta per produttori e consumatori ↩︎
- MEALeFOOD – NGT: l’ANSES solleva dubbi e invoca una valutazione approfondita per ogni nuova pianta ↩︎
- MEALeFOOD – Le NGT rivoluzionano l’agricoltura: una svolta equa o strumento nelle mani dei signori del cibo? ↩︎
- Comunicato Coldiretti sul via libera alle TEA ↩︎
- I Georgofili plaudono all’approvazione europea del Regolamento sulle TEA ↩︎