Alimentazione, salute e responsabilità: cosa ci dice davvero lo studio ISS sulle abitudini alimentari degli italiani?

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famiglia compra verdure al mercato

Uno studio recentemente pubblicato su Frontiers in Nutrition e coordinato da Laura Rossi, Direttrice del Reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, ci restituisce una fotografia nitida – e in parte preoccupante – dell’evoluzione della dieta degli italiani negli ultimi 15 anni (2005-2020).

A partire dall’analisi dei dati raccolti nei due periodi (2005-2006 e 2018-2020), emergono quattro evidenze chiave:

  1. Peggioramento della qualità complessiva della dieta:
    – minore aderenza alle raccomandazioni nutrizionali,
    – eccesso di alimenti di origine animale (soprattutto carni rosse e salumi),
    – scarso consumo di vegetali, in particolare legumi,
    – crescente consumo di alimenti “voluttuari” come snack, dolci, vino e birra,
    – diffusa tendenza a “criminalizzare” i carboidrati.
  2. Crescente incidenza degli alimenti ultra-processati (UPF):
    – sebbene rappresentino solo il 6% del peso degli alimenti consumati, gli UPF apportano ben il 23% dell’energia giornaliera (erano il 12% nel 2005),
    – tra gli UPF più consumati: bevande zuccherate, merendine, snack salati, piatti pronti, carne e pesce trasformati.
  3. Disparità demografiche significative:
    – gli over 65, e in particolare le donne, mantengono abitudini alimentari più sane rispetto alla popolazione adulta (18-64 anni),
    – addirittura migliorano nel tempo, mentre gli adulti peggiorano.
  4. Ampio margine di miglioramento:
    – secondo gli indici AIDGI e WISH 2.0, la qualità della dieta italiana si attesta intorno al 50% del livello ottimale.

UPF: né panico né assenza di giudizio, serve consapevolezza

Uno degli aspetti più dibattuti riguarda l’aumento degli UPF, tema che suscita reazioni spesso polarizzate. Lo studio – e con esso il comunicato dell’ISS – invita alla cautela ma anche a una riflessione più articolata:

  • Non tutti gli UPF sono uguali;
  • alcuni sottogruppi (come i cereali integrali o le alternative vegetali alla carne ben formulate) possono avere un profilo nutrizionale migliore e un impatto meno negativo;
  • non è sostenibile né utile demonizzare l’intera categoria.

Da qui, cinque raccomandazioni pratiche dell’ISS per orientare cittadini e operatori del settore:

  1. Non evitare gli UPF a prescindere, ma leggere con attenzione le etichette.
  2. Preferire versioni con poco sale, senza zuccheri aggiunti e pochi additivi.
  3. Prediligere alimenti freschi, utilizzando gli UPF con criterio.
  4. Ridurre gradualmente il consumo di bevande zuccherate o dolcificate.
  5. Prestare attenzione a zucchero, sale e grassi saturi anche in alimenti apparentemente “tradizionali”.

Nutrire la vita: il ruolo dell’impresa agroalimentare

Se la fotografia è chiara, la domanda successiva è: che fare?
La risposta non può ricadere solo sulle scelte individuali. La filiera agroalimentare ha una responsabilità etica e sociale nei confronti del consumatore e dell’intero ecosistema di cui fa parte.

👉 Come sottolineiamo nel libro Nutrire il Bene, il cibo non è solo nutrimento biologico. È relazione, salute, cultura, sostenibilità, comunità.
👉 Le imprese alimentari non possono più limitarsi a “vendere prodotti”: devono diventare custodi del benessere collettivo, agenti di cambiamento, promotori di consapevolezza e cultura.

Questa è la visione sistemica che guida MEALeFOOD People + attraverso il Sistema TRE-E:

  • promuovere la padronanza personale e l’educazione alla consapevolezza,
  • allenare team e leadership perché scelgano e producano con responsabilità,
  • favorire la nascita di modelli organizzativi positivi, centrati sulla vita e sulla persona.

Un nuovo paradigma: impresa a scopo ecosistemico

In un contesto sempre più incerto, le imprese che sopravviveranno e cresceranno saranno quelle capaci di integrare uno scopo superiore nella propria identità:

  • servire la vita,
  • generare benessere,
  • valorizzare la comunità e il territorio,
  • ridurre l’impatto ambientale,
  • coltivare relazioni umane di valore,
  • e solo dopo, generare profitto come conseguenza naturale di una visione sostenibile e condivisa.

Lo studio ISS non è solo un report tecnico. È un invito, quasi una chiamata all’azione.
Sta a noi – imprese, professionisti, istituzioni, cittadini – decidere come rispondere.

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Approfondisci lo studio completo:

https://www.iss.it/-/la-dieta-degli-italiani-cala-la-qualita-e-aumenta-il-consumo-di-cibi-ultra-processati

https://www.frontiersin.org/journals/nutrition/articles/10.3389/fnut.2025.1623827/full

https://www.mealefood.com/nutrire-il-bene-crescita-personale-e-professionale-amazon/

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