GDO sotto la lente dell’Antitrust: prezzi alimentari e potere contrattuale al centro dell’indagine

Punti chiave

Carrello della spesa in primo piano in una corsia di un supermercato, simbolo del caro-cibo, dell’inflazione alimentare e del potere della GDO nella filiera agroalimentare.
Caro-cibo e GDO: il ruolo della grande distribuzione
Inflazione alimentare e squilibrio della filiera agroalimentare: prezzi al consumo in aumento senza benefici per agricoltori e industria

Il caro-cibo non è più soltanto una percezione diffusa tra i consumatori, ma un fenomeno concreto e strutturale che solleva interrogativi profondi sul funzionamento della filiera agroalimentare.

Con un recente provvedimento, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un’indagine conoscitiva sul ruolo della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) nella formazione dei prezzi e nella distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare italiana.

Inflazione alimentare in Italia: prezzi in crescita e divari persistenti

L’iniziativa nasce da un dato macroeconomico difficilmente contestabile: tra ottobre 2021 e ottobre 2025, l’inflazione dei beni alimentari in Italia ha raggiunto il +24,9%, superando di quasi otto punti percentuali l’inflazione generale (+17,3%).

Anche nel 2025, in una fase di rallentamento dei prezzi, la forbice è rimasta aperta: a ottobre l’inflazione generale era all’1,2%, contro il 2,3% dei prodotti alimentari. Una dinamica che continua a pesare sui consumatori senza tradursi in un miglioramento delle condizioni economiche per chi produce. Questo scollamento ha spinto l’AGCM a interrogarsi sulla distribuzione del valore lungo la filiera.

Il seguente grafico (Inflazione tendenziale negli ultimi 5 anni): mostra un’impennata drammatica nel biennio 2022-2023, periodo post-pandemia. In questi anni, le colonne relative ai beni alimentari (rosso) e agli alimentari non lavorati (verde) superano nettamente l’indice generale (blu).

inflazione tendenziale negli ultimi 5 anni

Analizzando l’andamento mensile dell’inflazione dell’anno in corso si nota che l’inflazione alimentare è rimasta costantemente al di sopra di quella generale. In particolare, i prodotti non lavorati (linea viola) hanno subito picchi elevati fino ad agosto-settembre 2025, prima di mostrare un’inversione di tendenza negli ultimi due mesi, convergendo verso i valori dei prodotti lavorati e riducendo la “forbice” con l’indice generale.

inflazione tendenziale 2025

Un problema italiano, ma non solo: il confronto europeo

Il quadro italiano si inserisce in una dinamica europea più ampia. Nell’Eurozona, tra il 2019 e il 2025, i prezzi alimentari sono aumentati del 34%, contro un +23% dell’inflazione generale. In Italia l’incremento è stato più contenuto (+28%), ma ancor più sentito poiché largamente superiore alla crescita dei redditi reali, a differenza della maggior parte degli stati UE

Una filiera alimentare strutturalmente sbilanciata

Secondo l’analisi preliminare dell’Autorità, il settore agroalimentare italiano presenta una asimmetria strutturale tra i diversi anelli della catena. A monte operano migliaia di aziende agricole e fornitori, spesso di dimensioni ridotte, con scarsa capacità di aggregazione e limitato potere negoziale. A valle, invece, la GDO è caratterizzata da un’elevata concentrazione, con pochi grandi gruppi in grado di esercitare un’influenza significativa sulle condizioni di acquisto.

Questo squilibrio di potere contrattuale consentirebbe alle grandi catene distributive di avere una posizione dominante e di imporre unilateralmente condizioni economiche, comprimendo i margini dei fornitori e trattenendo una quota rilevante del valore generato.

Il rapporto agroalimentare ISMEA del 2024 conferma questo trend. Infatti su 100 euro spesi dal consumatore per prodotti agricoli freschi:

  • solo meno di 20 euro remunerano i produttori agricoli.
  • dopo salari e ammortamenti, l’utile netto rimanente agli agricoltori è di circa 7 euro su 100.
  • contemporaneamente distribuzione e trasporto incassano circa 19 euro.

Per i prodotti trasformati, l’utile agricolo si riduce a 1,5 euro, quello dell’industria a 2,2 euro, mentre il commercio prende 13,1 euro.

Ruolo della Grande Distribuzione Organizzata nella filiera agroalimentare tra potere contrattuale e redistribuzione del valore

Buyer power e trade spending: come si esercita il potere della GDO

Uno degli obiettivi centrali dell’indagine riguarda l’analisi del cosiddetto buyer power, ovvero il potere d’acquisto esercitato dalla GDO attraverso strutture di aggregazione come cooperative, centrali e supercentrali d’acquisto. Questi strumenti, pur nati per razionalizzare i processi, possono rafforzare ulteriormente la capacità negoziale della distribuzione, moltiplicando i livelli di pressione sui fornitori.

Particolare attenzione sarà dedicata anche al trade spending, l’insieme dei contributi economici che i fornitori versano ai distributori per accedere agli assortimenti, ottenere visibilità a scaffale o partecipare alle attività promozionali. L’AGCM intende verificare se tali pagamenti siano trasparenti, proporzionati e realmente correlati ai servizi resi, o se rappresentino invece una forma indiretta di trasferimento di valore a favore della distribuzione.

Pratiche commerciali sleali e distribuzione del valore nella filiera: perché la normativa non basta

Un ulteriore elemento critico riguarda la limitata efficacia delle normative sulle pratiche commerciali sleali introdotte negli ultimi anni per riequilibrare i rapporti di forza nella filiera agroalimentare. In un nostro recente articolo abbiamo parlato di come, nonostante il recepimento della direttiva UE 2019/633 e l’introduzione di divieti formali su alcune pratiche sleali, l’impatto reale di queste leggi appare finora modesto. Infatti le pratiche più problematiche tendono a spostarsi su zone grigie contrattuali, difficili da dimostrare e sanzionare.

A ciò si aggiungono limiti nei controlli, tempi lunghi delle istruttorie e sanzioni spesso non dissuasive rispetto ai benefici economici ottenuti. Il risultato è un quadro normativo formalmente avanzato, ma ancora poco incisivo nel correggere gli squilibri strutturali della filiera e nel garantire una reale tutela economica ai produttori più deboli.

Private label: quando il distributore diventa concorrente

Questa doppia veste solleva importanti questioni: la GDO può influenzare gli assortimenti, la visibilità dei prodotti e le politiche di prezzo, favorendo i propri marchi a scapito dei produttori industriali e agricoli. L’indagine dovrà chiarire se tale dinamica alteri le condizioni di concorrenza e contribuisca alla formazione di prezzi finali meno favorevoli per i consumatori.

Indagine AGCM: scenari e tempi

Un altro tema cruciale affrontato dall’AGCM riguarda la crescita delle private label, il cui fatturato è aumentato del 35,4% rispetto al 2019. Questo fenomeno ha trasformato profondamente il ruolo della GDO, che oggi è passato da essere intermediario tra produttore e consumatore, ad essere anche concorrente diretto dei fornitori di marca.

L’indagine conoscitiva, che si concluderà il 31 dicembre 2026, non ha finalità sanzionatorie immediate, ma rappresenta uno strumento chiave per mappare le inefficienze della filiera. Entro il 31 gennaio 2026, produttori, associazioni e operatori potranno inviare contributi e segnalazioni, offrendo all’Autorità una base informativa più ampia.

Verso una filiera più equa, trasparente e sostenibile

L’indagine dell’Antitrust apre uno spazio di riflessione che va oltre la concorrenza in senso stretto e investe la sostenibilità economica, sociale e industriale dell’intero sistema agroalimentare.

Se emergerà che una parte significativa del valore generato viene trattenuta senza produrre benefici né per i consumatori né per i produttori, sarà necessario interrogarsi su strumenti regolatori più efficaci, capaci di ricostruire un equilibrio funzionale tra gli attori della filiera.

È proprio in questo punto che si inserisce la posizione di MEALeFOOD Consulting.

La posizione di MEALeFOOD Consulting: oltre il prezzo, la responsabilità di sistema

Alla luce dei dati analizzati e dell’indagine avviata dall’AGCM, riteniamo che il tema non possa essere ridotto a una semplice dinamica di prezzi o a una contrapposizione tra attori della filiera.
Il nodo centrale è la finalità stessa del sistema agroalimentare e il modo in cui il valore viene generato, distribuito e restituito alla società.

Negli ultimi decenni, la filiera si è progressivamente strutturata secondo logiche di massimizzazione dell’efficienza economica a valle, scaricando a monte i costi reali della produzione: ambientali, sociali, culturali e umani.

In questo contesto, la GDO non è solo un anello della catena, ma un attore sistemico, capace di orientare produzioni, standard qualitativi, modelli agricoli e comportamenti di consumo.

Quando il potere contrattuale si traduce in compressione dei margini agricoli e industriali, il risultato non è solo una redistribuzione iniqua del valore, ma una distorsione profonda del sistema tramite:

  • l’incentivazione di modelli produttivi intensivi e standardizzati;
  • la riduzione della biodiversità e resilienza delle filiere;
  • l’impoverimento dei territori e competenze locali;
  • l’allontanamento del consumatore dalla comprensione del valore reale del cibo.

Il paradosso è evidente: prezzi più alti per il consumatore non corrispondono a maggiore qualità, né a maggiore sostenibilità, né a maggiore redditività per chi produce.
Questo scollamento è il segnale di un sistema che ha perso coerenza interna.

Il vero tema che l’indagine AGCM porta alla luce è dunque la necessità di ripensare il ruolo della distribuzione come infrastruttura di valore, e non solo come leva di potere negoziale.

La GDO dispone oggi di strumenti, dati, capacità logistiche e influenza culturale tali da poter:

  • orientare la filiera verso pratiche produttive più sostenibili;
  • riconoscere e valorizzare il lavoro agricolo e industriale di qualità;
  • educare il consumatore alla scelta consapevole, non solo al prezzo;
  • contribuire alla tutela del patrimonio agroalimentare italiano, anziché alla sua omologazione.

Questo richiede un cambio di paradigma:
dal prezzo minimo al valore riconosciuto,
dalla competizione interna alla filiera alla corresponsabilità,
dalla logica estrattiva alla logica rigenerativa.

L’indagine dell’Antitrust rappresenta un’occasione importante, ma non sufficiente da sola. Senza una visione di lungo periodo e senza una responsabilità condivisa tra distribuzione, industria, agricoltura e istituzioni, il rischio è quello di intervenire sui sintomi senza curare le cause strutturali.

Per MEALeFOOD Consulting,

Filiera agroalimentare sostenibile orientata al valore, alle persone, ai territori e all’economia reale

Solo riportando questo principio al centro sarà possibile ricostruire fiducia, equilibrio e valore duraturo nel sistema agroalimentare italiano.

Link di approfondimento:

https://www.agcm.it/dotcmsCustom/getDominoAttach?urlStr=81.126.91.44:8080/C12564CE0049D161/0/5785F5584C7F551AC1258D68005882B7/$File/p31773.pdf

https://www.istat.it/comunicato-stampa/prezzi-al-consumo-dati-provvisori-novembre-2025/

https://www.ft.com/content/8c18aec8-26cc-456b-a60a-d57c610d4431

https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13303

https://www.mealefood.com/il-ricatto-silenzioso-come-la-gdo-schiaccia-lagricoltura-italiana-e-quale-potrebbe-essere-il-suo-vero-scopo-se-rimettesse-al-centro-il-valore-della-vita/

Punti chiave

Lascia un commento

Condividi l'articolo:

Articoli correlati