Nuovi OGM (NGT), crescono i timori: 16 associazioni in difesa delle piccole aziende agricole e sementiere

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Ricercatrice che esamina pianta in piastra di Petri

Una riforma che preoccupa agricoltori, consumatori e chi ancora crede nella sovranità alimentare

Nel marzo 2025, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato una nuova proposta di riforma riguardante la regolamentazione delle piante ottenute con Nuove Tecniche Genomiche (NGT), note in Italia come TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita).

Una riforma che amplia le esenzioni e deroghe rispetto alla normativa OGM attuale, riducendo drasticamente gli obblighi di etichettatura, tracciabilità e trasparenza.

Sedici organizzazioni italiane – tra cui WWF, Slow Food, Federbio, Aiab, Terra! e Movimento Consumatori – hanno lanciato un allarme congiunto: questa riforma rappresenta un rischio sistemico per la biodiversità agricola, la libertà di scelta di produttori e consumatori e la sostenibilità del nostro modello agroalimentare.

Il nuovo regolamento europeo consente la coltivazione di piante NGT 1 senza limiti da parte degli Stati membri, con misure di contenimento facoltative e solo in condizioni geografiche molto particolari. In pratica, viene meno ogni difesa efficace contro la contaminazione delle colture convenzionali e biologiche.

I nodi critici della bozza di regolamento europeo

Il nuovo testo prevede l’introduzione di due categorie distinte di NGT con regimi regolatori diversi:

  • NGT di categoria 1: comprendono varietà con un massimo di 20 modifiche genetiche, considerate assimilabili a mutazioni ottenibili in natura o con metodi convenzionali. Queste piante sarebbero esonerate dalla normativa OGM vigente, non verrebbero etichettate come OGM nei prodotti finiti. L’obbligo di etichettatura rimarrebbe solo per le sementi.
  • NGT di categoria 2: includono tutte le altre varietà NGT. A queste si applicherebbero alcuni elementi della legislazione OGM, tra cui la valutazione del rischio, l’autorizzazione preventiva e l’etichettatura. Tuttavia, emendamenti recenti rendono facoltativa, per i produttori, l’indicazione in etichetta dei tratti modificati e delle loro funzioni.

Altri aspetti fortemente critici riguardano:

  • la completa liberalizzazione degli NGT 1, per cui gli stati membri non possono vietare la coltivazione ma solo decidere misure volontarie di contenimento della contaminazione per l’agricoltura biologica, peraltro attuabili solo in aree con condizioni geografiche specifiche (ad esempio, le regioni insulari).
  • la possibilità, solo facoltativa, per gli stati membri, di vietare la coltivazione degli NGT 2 sul proprio territorio e di adottare misure volontarie per evitare la presenza involontaria di piante NGT di categoria 2 in altri prodotti e per prevenire la contaminazione transfrontaliera.

Il rischio di omologazione e perdita di diversità

Come denunciato nel Capitolo 2 del libro Nutrire il Bene, l’agroalimentare italiano sta affrontando una progressiva erosione della sua identità, sotto la pressione crescente di logiche industriali e speculative che mirano alla standardizzazione e all’omologazione del cibo. L’introduzione dei NGT, in particolare nella forma iper-liberata della categoria 1, è l’ennesimo tassello in questo processo, dove le grandi corporation, titolari dei brevetti genetici, impongono un modello basato su controllo, dipendenza e profitto, sacrificando la qualità, la biodiversità e la salute pubblica.

Il vero prezzo lo pagano i più piccoli

Nel nostro Paese, dove il sistema agroalimentare è sostenuto da migliaia di piccole e medie imprese agricole e sementiere, questa riforma rischia di:

  • rendere assai probabile la contaminazione dei campi biologici e di quelli coltivati senza organismi modificati;
  • mettere fuori mercato le aziende che non usano varietà brevettate, né possono sostenere i costi legali o economici associati;
  • rendere impossibile il lavoro di selezione autonoma delle sementi, pratica ancora viva e fondamentale per la resilienza agricola;
  • ostacolare la ricerca pubblica e l’innovazione indipendente, vincolata da barriere brevettuali e costi proibitivi;
  • aumentare drasticamente i prezzi delle sementi (fino a 4-5 volte rispetto alle varietà convenzionali), accentuando la dipendenza economica dei produttori.

Un’agricoltura che nutre o che controlla?

Nel libro Nutrire il Bene abbiamo evidenziato come l’agricoltura debba tornare ad essere alleata della natura e custode della salute, non campo di battaglia per interessi industriali ciechi al bene comune. Se il cibo è ciò che ci connette alla terra e alle comunità, non può essere trattato come una mera commodity soggetta alle stesse logiche del profitto a ogni costo.

Il settore agroalimentare ha invece una responsabilità etica profonda: nutrire la vita, tutelare la biodiversità, rigenerare i territori e garantire la libertà di scelta a ogni cittadino, agricoltore e consumatore.

Una riforma che esclude tracciabilità e trasparenza, che riduce gli spazi di azione dei piccoli produttori e che apre la porta a una colonizzazione genetica delle colture italiane, non è progresso, ma regressione democratica.

Serve una scelta di campo

Ci uniamo all’appello delle 16 organizzazioni: serve un fronte compatto a difesa della sovranità alimentare, della salute pubblica e dell’agricoltura italiana. Invitiamo i rappresentanti italiani nel Parlamento europeo a respingere una riforma che mina le fondamenta stesse della libertà e della sostenibilità del nostro sistema agroalimentare.

È il momento di scegliere: vogliamo un’agricoltura che produce cibo per “Nutrire il Bene”, o un sistema piegato all’uniformità, al controllo e alla dipendenza?

Link di approfondimento:

https://ilsalvagente.it/2025/07/10/con-lo-sdoganamento-dei-nuovi-ogm-a-rischio-piccoli-aziende-agricole-e-sementiere-lappello-di-16-organizzazioni/

https://www.mealefood.com/ngt-vs-biologico-come-garantire-la-liberta-di-scelta-per-produttori-e-consumatori/

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