La crisi silenziosa della salute mentale in agricoltura: numeri, cause e sfide sistemiche

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Agricoltore seduto in un campo diviso tra terreno fertile e arido al tramonto con il libro Nutrire il Bene in primo piano, simbolo delle condizioni del sistema agroalimentare.
Crisi della salute mentale in agricoltura e visione di Nutrire il Bene

Un quadro statistico che non può più essere ignorato

La salute mentale degli agricoltori in Europa resta un tema largamente sottovalutato, nonostante oggi stia assumendo i contorni di una vera e propria emergenza.

I dati disponibili delineano un quadro allarmante: in alcuni Stati membri i tassi di suicidio nel settore agricolo superano del 20% la media nazionale (comunicazione Commissione UE COM/2023/298).

Il dato colpisce ancora di più se si considera che per la letteratura scientifica vivere e lavorare in ambienti naturali contribuisce al benessere psicologico. Evidentemente l’attività agricola presenta elementi di criticità che mettono a dura prova l’equilibrio mentale di chi la svolge.

Questo articolo propone una panoramica delle cause, delle incongruenze del contesto in cui operano i lavoratori e riflette sulle possibili soluzioni da adottare.

Alcuni numeri legati al fenomeno relativi ai singoli paesi:

  • In Francia, secondo un’inchiesta di Le Monde, si registra un suicidio ogni due giorni circa nel settore agricolo, per un totale di circa 500 casi all’anno, con incidenze particolarmente elevate tra gli allevatori di bovini da latte.
  • Nel Regno Unito, i dati della BACP indicano che tre persone a settimana impiegate nel settore agricolo muoiono per suicidio. Il rischio per gli uomini che lavorano in agricoltura è tre volte superiore rispetto alla media maschile nazionale.
  • In Italia il fenomeno è meno documentato, ma non meno rilevante. Tra il 2012 e il 2017 sono stati registrati 559 suicidi tra i lavoratori agricoli. Si tratta con ogni probabilità di una sottostima, poiché una parte dei casi viene classificata come incidente sul lavoro.

Le radici del disagio: una combinazione di fattori

Secondo EU-OSHA (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro), nel settore agricolo europeo sono diffusi trasversalmente stress, ansia, burnout e depressione. Questo disagio deriva da una combinazione di fattori economici, ambientali e sociali che si rafforzano a vicenda.

Insicurezza finanziaria: il fattore dominante

L’elemento più rilevante è l’insicurezza economica. Il reddito delle famiglie agricole, nella maggior parte dei Paesi UE, resta inferiore alla media nazionale (Analytical Brief UE) e presenta una forte variabilità in funzione della tipologia di azienda e della localizzazione geografica.

Il sistema inoltre mostra una evidente polarizzazione:

  • il 10% più ricco, generalmente costituito da grandi aziende strutturate, concentra una quota significativa del valore del settore
  • il 10% più povero fatica a raggiungere il punto di pareggio

Incertezza sul raccolto

A differenza di altri settori produttivi, l’agricoltura è esposta a variabili difficilmente controllabili.
L’incertezza sul raccolto genera una condizione di instabilità continua, che incide sia sul reddito che sull’equilibrio emotivo dell’operatore.

Carico burocratico

Un altro fattore rilevante è il peso crescente degli adempimenti amministrativi. Un sondaggio condotto tra agricoltori del sud-ovest dell’Inghilterra evidenzia che:

  • il 43% degli intervistati dichiara serie difficoltà nella gestione della documentazione
  • il 54% considera il carico burocratico “molto stressante”

La complessità normativa, spesso percepita come scollegata dalla realtà operativa, produce una vera e propria saturazione cognitiva, sottraendo energie alle attività produttive.

Isolamento e ritmi di lavoro

L’agricoltura è uno dei pochi settori lavorativi in cui persistono condizioni di forte isolamento. Molti operatori lavorano oltre 55 ore settimanali, senza possibilità di ferie o congedi.
L’isolamento geografico si traduce spesso in una deprivazione relazionale: la mancanza di confronto e supporto amplifica il disagio e rende più difficile intercettare precocemente le situazioni critiche.

Stigma sociale e crisi identitaria

Un elemento meno evidente riguarda la percezione sociale spesso distorta del lavoro agricolo, con gli operatori che si sentono rappresentati come responsabili di problemi ambientali come l’inquinamento o la perdita di biodiversità.

Questa narrazione incide sull’autostima e sull’identità professionale, costituendo una evidente frattura tra il ruolo percepito e il valore reale del lavoro agricolo.

Il nodo economico: costi, valore e accesso alla terra

Quella che abbiamo definito insicurezza economica non è un fenomeno isolato, ma l’effetto visibile di criticità strutturali della filiera agroalimentare.

Negli ultimi anni si è assistito a un aumento significativo dei costi di produzione per la dipendenza da supply chain lunghe complesse e concentrate. Energia e fertilizzanti hanno registrato rincari in alcuni casi superiori al 40-50% rispetto ai livelli pre-2021. Questo ha eroso ulteriormente i margini già ridotti.

Parallelamente, la terra agricola ha continuato ad aumentare di valore, diventando un asset sempre più attrattivo per gli investitori non agricoli. Questo fenomeno rende più difficile l’accesso alla terra e contribuisce alla concentrazione fondiaria.

La distribuzione del valore lungo la filiera rappresenta una grave criticità per la realtà italiana che va a comprimere il reddito agricolo e aumentare la pressione sugli operatori. Secondo dati Ismea e Fondazione Metes:

  • su 100 € spesi in prodotti freschi, all’agricoltore restano circa 7 € netti dopo salari e ammortamenti
  • la distribuzione trattiene circa 19 €

Per i prodotti trasformati la situazione è ancora più squilibrata:

  • 1,5 € all’agricoltore
  • 13,1 € alla distribuzione

Differenze di genere e barriere culturali

Il rapporto EU-OSHA evidenzia due aspetti che meritano attenzione. Le donne in agricoltura sono le più esposte a disturbi d’ansia per il doppio carico di lavoro: attività agricola e responsabilità familiari.

Mentre gli uomini, soprattutto nelle fasce di età più avanzate, mostrano la minore propensione a prendersi cura del proprio benessere mentale. Di conseguenza, spesso intervengono solo in condizioni già gravi, riducendo l’efficacia degli interventi terapeutici.

Oltre il dato, il senso del lavoro agricolo

Da un lato, si chiede agli agricoltori di produrre cibo sicuro, sostenibile e accessibile. Dall’altro, li si fa operare in un sistema che spesso non garantisce stabilità economica, condizioni di lavoro adeguate e riconoscimento sociale.

È proprio in questa contraddizione che si genera un elemento profondo di disagio, il conflitto identitario e valoriale.

L’operatore del settore primario non è semplicemente un produttore: nella sua dimensione più autentica è un custode della terra, un generatore di valore vitale, un attore centrale nel rapporto tra uomo, nutrizione e ambiente.


Quando il sistema lo costringe a focalizzarsi solo sulla sopravvivenza ed a operare in logiche puramente estrattive, si crea una frattura tra ciò che fa e ciò che sente di essere.

Il malessere come fenomeno sistemico che si propaga lungo la filiera fino al consumatore

Il disagio dell’agricoltore non rimane confinato alla dimensione individuale ma si trasmette lungo tutta la filiera agroalimentare:

  • a monte, si manifesta come stress cronico, burnout, perdita di motivazione e aumento del rischio di errori
  • nei processi produttivi, può tradursi in minore attenzione, maggiore esposizione al rischio e riduzione della qualità decisionale e degli standard produttivi
  • nei luoghi di lavoro, incide direttamente sulla sicurezza, aumentando la probabilità di infortuni e incidenti
  • nel prodotto finale, si riflette in una perdita non solo qualitativa ma anche del suo valore culturale e sociale

A valle della filiera, il consumatore rimane spesso inconsapevole di questo processo e non percepisce che acquista un prodotto che incorpora:

  • il grado di benessere (o malessere) degli operatori coinvolti
  • le condizioni economiche e organizzative in cui è stato generato
  • le fragilità strutturali della filiera.

Il secondo capitolo di Nutrire il Bene esplora il legame profondo tra l’uomo, il sistema agroalimentare e la natura. Chi lavora nel settore non svolge solo un’attività economica, ma ha la responsabilità di fornire energia vitale che sostiene la comunità.

Il valore di un alimento dipende strettamente dalla consapevolezza e dalla dedizione e cura che ogni addetto infonde nel proprio lavoro. Più questa è elevata, migliore sarà l’impatto del prodotto finale. Per questo il cibo non è un output neutro: è la sintesi visibile delle condizioni in cui prende forma.

Ed è qui che emerge un punto che spesso sfugge. Chi lavora nel settore primario non svolge semplicemente un’attività economica. Nella sua espressione più autentica è un custode della terra, un generatore di valore vitale, qualcuno che contribuisce in modo diretto alla qualità della vita delle persone.

Ma questa responsabilità non può essere separata dalle condizioni in cui è messo nelle condizioni di operare. Quando l’operatore è sostenuto, consapevole e allineato con il proprio ruolo, questo si riflette nel prodotto.

Quando invece è costretto a lavorare in condizioni economiche e operative insostenibili, prevalgono le logiche di breve periodo. Gli effetti della intensificazione spinta a livello di produzione primaria sono evidenti:

  • il progressivo impoverimento del suolo e la riduzione del contenuto nutrizionale degli alimenti, con cali che variano dal 5% al 40% in alcuni minerali nelle verdure
  • l’uso eccessivo di pesticidi, fertilizzanti chimici e antibiotici negli allevamenti che attraversano l’intera catena alimentare fino al piatto del consumatore
  • perdita di biodiversità, antibiotico resistenza e diffusione di contaminanti nell’ambiente.

È chiaro che il problema non è solo agricolo, non è solo economico …

È sistemico.

E riguarda direttamente la qualità del cibo che mangiamo, la sostenibilità del modello che stiamo costruendo e, in fondo, la salute delle persone e dell’ambiente.

Sicurezza sul lavoro: il sintomo operativo del malessere

Questo dato allarmante è strettamente collegato alle condizioni lavorative e al benessere mentale degli operatori agricoli.
Fattori come la pressione economica, l’affaticamento e l’isolamento riducono la lucidità operativa, aumentando la vulnerabilità e il rischio di errore.

L’indice di frequenza infortunistica dell’agricoltura supera i 17 casi per mille addetti, un valore sensibilmente superiore alla media di Industria e servizi e paragonabile solo a costruzioni e trasporti (dati INAIL). Nel 2024 sono stati denunciati 26.128 infortuni, di cui 143 con esito mortale.

Questi numeri rendono evidente un punto spesso sottovalutato: la sicurezza sul lavoro non è solo una questione tecnica, ma il riflesso diretto delle condizioni in cui le persone operano. Fattori come la pressione economica, l’affaticamento, l’isolamento e lo stress cronico contribuiscono a creare una condizione di diffusa vulnerabilità.

Un altro aspetto che impatta sulla sicurezza sul lavoro è l’elevata età media dei lavoratori in agricoltura. Secondo dati INPS relativi al 2024, più di un terzo, il 36,1%, degli operai agricoli ha più di 50 anni. Ben il 23% degli imprenditori agricoli ha più di 65 anni (dati ISMEA).

Per gli agricoltori, la sicurezza sul lavoro diventa un indicatore diretto dello stato di salute complessivo del sistema agroalimentare.

Conclusione: verso un nuovo equilibrio

Affrontare questa crisi richiede un approccio sistemico. Non è sufficiente intervenire con strumenti di supporto psicologico, pur necessari, se non si agisce sulle cause profonde:

  • riequilibrio della distribuzione del valore lungo la filiera
  • riduzione della pressione burocratica
  • maggiore stabilità economica
  • accesso più equo alla terra
  • recupero del riconoscimento sociale e del valore della professione agricola

Ma soprattutto, è necessario riallineare il sistema con il senso del lavoro agricolo.

Perché quando chi produce cibo è costretto a operare contro il proprio scopo, il costo non è solo individuale, ma diventa sistemico, collettivo e, nel lungo periodo, anche sanitario.

Invertire questa tendenza non è solo una questione di giustizia verso gli agricoltori, ma una necessità per la tenuta del sistema alimentare, ambientale e sociale nel suo complesso.

Link di approfondimento:

Articolo Georgofili: https://www.georgofili.info/contenuti/la-crisi-silenziosa-salute-mentale-degli-agricoltori-in-europa/33521

Comunicazione della Commissione su un approccio globale alla salute mentale: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52023DC0298

Inchiesta Le Monde sui suicidi agricoltori: https://www.lemonde.fr/societe/article/2019/01/31/suicides-d-agriculteurs-l-hecatombe-silencieuse_5416940_3224.html

Studio BACP su salute mentale agricoltori: https://www.bacp.co.uk/media/19534/workplace-january-2024.pdf

Studio mortalità lavoratori in Italia: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33004435/

https://oshwiki.osha.europa.eu/en/themes/psychosocial-issues-agriculture-sector

Progetto UE sulla salute mentale agricoltori: https://www.safehabitus.eu/publication/safehabitus-policy-brief-mental-health-and-well-being-of-farmers/

Sondaggio su carico burocratico tra agricoltori UK: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/14529080/

Dati Ue su reddito agricolo: https://agriculture.ec.europa.eu/system/files/2023-11/analytical-brief-3-feo-brief_en.pdf

Nostro articolo sulla crisi del mondo agricolo: https://www.mealefood.com/dalla-terra-al-mercato-squilibri-e-crisi-del-sistema-agricolo/

Nostro articolo sulla distribuzione del valore nel settore: https://www.mealefood.com/il-ricatto-silenzioso-come-la-gdo-schiaccia-lagricoltura-italiana-e-quale-potrebbe-essere-il-suo-vero-scopo-se-rimettesse-al-centro-il-valore-della-vita/

Dati ISMEA su catena del valore agricolo in Italia: https://www.fondazionemetes.it/wp-content/uploads/2024/12/Nota-LA-CATENA-DEL-VALORE-AGROALIMENTARE-SECONDO-LE-STIME-DI-ISMEA.pdf

Pagina web Nutrire il Bene: https://www.mealefood.com/libro-nutrire-il-bene/

Dati INAIL su infortuni e malattie professionali in agricoltura: https://www.inail.it/portale/it/inail-comunica/news/notizia.2026.03.infortuni-in-agricoltura-nel-quinquennio-2020-2024-meno-incidenti-nei-campi-ma-e-aumentato-il-rischio-strada.html

Dati INPS su mondo agricolo: https://servizi2.inps.it/servizi/osservatoristatistici/3

Rapporto giovani ISMEA: https://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12876

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