Come stanno cambiando le abitudini alimentari in Europa (e cosa significa per professionisti e aziende)

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Famiglia che mette alimenti in un carrello della spesa

I dati di vendita al dettaglio possono essere considerati un buon indicatore del consumo reale di un determinato alimento, poiché forniscono un quadro dettagliato delle dinamiche di mercato e delle tendenze di consumo, e sono armonizzati e regolarmente aggiornati.

Un recente studio del Joint Research Centre della Commissione Europea ha analizzato oltre 66.000 punti vendita e 120 prodotti alimentari, suddivisi in 30 categorie, per capire come sono cambiati i consumi nei 27 stati membri UE dal 2008 al 2021.

È interessante notare che le tendenze identificate dal report sono state confrontate con le raccomandazioni nutrizionali nazionali e sovranazionali, fornendo risultati che possono influenzare il contesto politico e normativo in materia alimentare.

Come questi trend si sono evoluti dal 2021 a oggi? Vediamo prima il quadro fotografato dal report e poi le dinamiche più recenti.

Il quadro emerso dal report JRC 2008–2021

La ricerca ha individuato due grandi blocchi di nazioni con tendenze dietetiche opposte, in sostanza, due “Europe” a tavola.

  • Cluster Arancione – Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Spagna, Svezia – contrazione dei consumi di carne rossa, latte, pesce, ortaggi amidacei e bevande zuccherate/alcoliche.
    Un trend che favorisce politiche alimentari orientate a salute pubblica e sostenibilità ambientale.
  • Cluster Blu – Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania – incremento del consumo di carne, formaggi, prodotti dolciari e snack.
    L’aumento degli standard di vita e del PIL in queste nazioni spinge verso modelli più calorici e ricchi di proteine animali.

Tendenze comuni in tutta l’UE

Nonostante le differenze tra cluster, emergono punti condivisi:

  • Bevande vegetali e alternative alla carne in crescita ovunque, ma ancora con volumi marginali rispetto ai prodotti animali.
  • Frutta secca: consumo più che raddoppiato dal 2008 nel Cluster Blu.
  • Snack salati: in aumento in quasi tutta l’UE (esclusa la Grecia).
  • Cereali: calo generalizzato, sia integrali che raffinati.

Consumo di frutta e verdura

Il consumo di prodotti freschi è simile tra i due cluster, ma presenta forti variabilità tra Stati membri. Gli alimenti trasformati risultano più diffusi nel Cluster Arancione.

Disallineamento con le raccomandazioni nutrizionali

In entrambi i cluster, l’assunzione di carne rossa resta sopra i livelli raccomandati, mentre frutta, verdura, legumi e noci sono consumati in quantità inferiori a quelle consigliate.

Fattori economici e dati di vendita

Un limite dello studio è l’assenza di correlazione tra dati di vendita e descrittori socio-economici, aspetto cruciale per interpretare i comportamenti alimentari.

Il potere d’acquisto infatti condiziona profondamente le scelte di acquisto:

  • Reddito medio-alto → crescita di prodotti freschi, certificati e funzionali.
  • Reddito medio-basso → prevalenza di alimenti base economici, proteine animali a basso costo e prodotti confezionati a lunga conservazione.

In Italia, le fasce medio-alte prediligono biologico, produzioni locali e alternative vegetali, quelle medio-basse si orientano verso discount, private label e prodotti più trasformati. L’inflazione ha accentuato queste dinamiche, riducendo il consumo di carne, pesce e ortofrutta nelle famiglie meno abbienti.

Il quadro è di polarizzazione crescente tra low-cost e premium: la sfida sarà conciliare accessibilità economica, qualità e sostenibilità.

Dal 2021 a oggi: conferme, cambiamenti e nuove pressioni

Negli ultimi tre anni, alcuni trend si sono consolidati, altri hanno cambiato direzione per effetto di eventi globali e dinamiche di mercato:

  • Inflazione e crisi energetica hanno ampliato la polarizzazione.
  • Guerra in Ucraina ha inciso su prezzi e disponibilità di cereali, oli e mangimi.
  • Post-Covid: maggiore attenzione alla salute, ma anche ritorno a scelte “comfort” in alcune fasce di popolazione.
  • Plant-based: crescita più lenta in volumi ma maggiore focus su qualità e minore trasformazione.
  • Fasce medio-alte: consolidamento di biologico, locale, funzionale, premium.
  • Fasce medio-basse: prevalenza di discount, private label e confezionati.

Il risultato è una frattura sempre più netta: chi può permettersi qualità, sostenibilità e innovazione, e chi deve ottimizzare il budget con scelte più basiche e spesso più processate.

Che cosa farne (per professionisti e aziende)

Questi trend influenzano direttamente le strategie aziendali. Non basta osservarli: occorre anticiparli, trasformandoli in opportunità di innovazione, differenziazione e posizionamento competitivo.

In questa prospettiva diventa essenziale:

  • Segmentare con precisione il target: distinguere per reddito, valori, stile di vita e priorità di spesa.
  • Innovare senza escludere: offrire qualità anche nelle fasce di prezzo accessibili.
  • Ridurre la distanza tra raccomandazioni nutrizionali e realtà: integrare ingredienti salutari in formati accettati dal mercato.
  • Diversificare le fonti proteiche: plant-based e anche filiere sostenibili per carne e latticini.
  • Valorizzare la filiera: comunicare trasparenza, origine e impatto socio-ambientale.

Il futuro del settore dipenderà dalla capacità di conciliare accessibilità economica, qualità e sostenibilità, con una visione strategica e un’attenta lettura delle dinamiche socio-economiche. Chi saprà muoversi in anticipo rafforzerà la propria presenza sul mercato, chi resterà fermo rischia di essere messo ai margini.

Link di approfondimento:

https://www.mdpi.com/2304-8158/14/16/2798

https://www.linkedin.com/posts/mealefood_povertaeq-sicurezzaalimentare-activity-7218979672112394240-ADrc?utm_source=share&utm_medium=member_desktop

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