Pesticidi e principio di precauzione: un passaggio decisivo per il sistema agroalimentare europeo

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Trattore che irrora pesticidi su un campo di grano, tema legato alla proposta UE di semplificazione del regolamento pesticidi e al principio di precauzione.
Irrorazione di pesticidi nei campi: norme UE e principio di precauzione. Autore: public domain by Pixabay

Undici associazioni nazionali – tra cui WWF Italia, Greenpeace, Lipu, Medici per l’Ambiente, Associazione per l’Agroecologia e Terra! – hanno inviato una lettera ai Ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente per chiedere una presa di posizione netta contro la proposta di regolamento europeo cosiddetta “Omnibus” in materia di pesticidi.

Il provvedimento, presentato come una semplificazione normativa, viene letto come un potenziale arretramento rispetto all’impianto di tutela costruito negli ultimi decenni in Europa.

Una domanda sorge spontanea, quale gerarchia di priorità vogliamo adottare tra produttività agricola, interessi economici, salute pubblica e tutela ambientale?

Regolamento Omnibus sui pesticidi: rischio deregolamentazione

Come abbiamo già evidenziato in un nostro precedente articolo sulla proposta Omnibus, il rischio non è la semplificazione in sé – che può essere legittima e talvolta necessaria – ma il rischio di smantellare quei meccanismi di garanzia che danno attuazione concreta al principio di precauzione.

Negli ultimi vent’anni, il sistema regolatorio europeo sui pesticidi ha più volte dovuto fare marcia indietro. Sostanze inizialmente approvate come sicure sono state successivamente vietate a seguito di nuove evidenze scientifiche. In molti casi, ciò è avvenuto grazie ai meccanismi di rivalutazione periodica.

Le criticità riguardano alcuni punti chiave:

  • autorizzazioni illimitate nel tempo per le sostanze attive, eliminando l’attuale obbligo di rivalutazione automatica ogni 10–15 anni, con il rischio di mantenere sul mercato molecole fino all’emergere di nuove e specifiche evidenze scientifiche tali da imporne il riesame.
  • riduzione dell’autonomia degli Stati membri nell’applicare misure restrittive basate su evidenze scientifiche, dovendosi attenere esclusivamente alle valutazioni di EFSA ed ECHA;
  • estensione a tre anni delle deroghe per i pesticidi già vietati;
  • cambiamento dell’ordine delle priorità a livello normativo, con la continuità produttiva che arriva a contare quanto – o più – della protezione di salute e ambiente, attenuando di fatto il principio di precauzione.

Inoltre, le associazioni considerano ampie e poco circostanziate le definizioni di “bio-controllo”, con il rischio di inclusione di sostanze dall’impatto non ancora adeguatamente valutato, e sollevano altre preoccupazioni sul tema pesticidi:

  • il mancato intervento sui residui di sostanze vietate presenti nei prodotti importati.
  • il rischio di doppi standard nelle esportazioni verso Paesi terzi.

Principio di precauzione UE: pilastro della sicurezza alimentare

Il principio di precauzione è uno dei cardini del diritto europeo in materia di sicurezza alimentare e ambientale. Significa che, se emerge un rischio provato e credibile e la scienza non offre ancora una risposta univoca, le scelte devono comunque orientarsi verso la salvaguardia della salute.

Spostare l’asse verso una logica più permissiva, in nome della semplificazione o della competitività, significa ridefinire l’identità stessa del modello agroalimentare europeo.

Come MEALeFOOD abbiamo espresso chiaramente la nostra posizione: innovazione e produttività non possono prescindere da solide basi scientifiche, trasparenza e responsabilità di filiera. La competitività non può essere costruita comprimendo gli standard di sicurezza.

Indebolire i meccanismi di revisione e controllo può produrre effetti cumulativi nel tempo, con costi sociali, sanitari e ambientali rilevanti che emergono solo in una fase successiva.

Pesticidi in Europa: disallineamento crescente tra politica, produttori e cittadini

Negli ultimi anni l’Europa aveva fissato obiettivi ambiziosi: riduzione significativa dei pesticidi di sintesi, contenimento dei fertilizzanti, incremento delle superfici biologiche e tutela della biodiversità.

Quegli obiettivi avevano generato aspettative e consenso. Eppure, sotto la pressione di dinamiche economiche e conflitti di interesse, si sono registrati passi indietro e ripensamenti.

Le recenti proteste del mondo agricolo avevano mostrato un disagio reale: produttori stretti tra costi crescenti, pressione competitiva e richieste normative legate alla sostenibilità spesso percepite come incoerenti o non accompagnate da adeguati strumenti economici.

Ma i dati di opinione pubblica raccontano anche altro: una larga maggioranza dei cittadini europei si dichiara preoccupata per l’impatto dei pesticidi sulla salute e sull’ambiente. Esiste dunque una domanda sociale di maggiore tutela, che negli ultimi trova raramente trova un corrispettivo lineare nelle scelte politiche.

Questo scollamento genera sfiducia e polarizzazione. E lascia il settore agroalimentare in una posizione scomoda: chiamato a produrre di più, a costi contenuti, con standard elevati, in un quadro normativo instabile.

Sistema agroalimentare europeo al bivio: produttività o sostenibilità?

Per chi opera nel settore la questione non può essere ridotta a uno scontro tra profitto e ambientalismo. Il vero nodo è la sostenibilità integrata: economica, ambientale e sanitaria.

Una filiera che riduce progressivamente i presidi di sicurezza rischia di compromettere la fiducia dei consumatori, costruita in anni di lavoro su qualità, tracciabilità e sicurezza. Al contrario, una transizione ecologica priva di strumenti economici adeguati rischia di schiacciare proprio quei produttori virtuosi che cercano di innovare in modo responsabile.

Nel libro “Nutrire il Bene” abbiamo sottolineato come il settore si trovi a un bivio decisivo: continuare su una traiettoria che privilegia logiche di breve periodo o costruire un modello capace di garantire redditività, salute pubblica e tutela degli ecosistemi.

Non si tratta di retorica. Si tratta di creare filiere più trasparenti, di riconoscere un valore economico minimo adeguato ai produttori, di premiare chi investe in pratiche sostenibili. Pochi centesimi in più lungo la catena possono fare la differenza, se accompagnati da coerenza valoriale e verificabilità.

Molti cittadini sarebbero disposti a riconoscerli, se potessero avere la certezza dell’integrità del sistema.

La posizione di MEALeFOOD: semplificare sì, arretrare no

Il sistema agroalimentare europeo ha costruito la propria reputazione su standard elevati. Smantellarli progressivamente rischia di generare vantaggi competitivi solo apparenti e costi reali nel medio-lungo periodo.

Per questo riteniamo necessario un confronto serio, tecnico e trasparente. Non ideologico, ma fondato su evidenze, in modo da alzare la qualità delle decisioni.

La politica è chiamata a intercettare una domanda sociale chiara: sicurezza, coerenza e sostenibilità reale. Se non lo farà, il divario tra cittadini, produttori e istituzioni continuerà ad ampliarsi.

E il prezzo, ancora una volta, sarà pagato dall’intera filiera.

Link di approfondimento:

https://www.wwf.it/area-stampa/11-associazioni-fermate-la-deregolamentazione-dei-pesticidi-in-europa/

https://www.mealefood.com/pesticidi-in-europa-la-semplificazione-normativa-mette-a-rischio-il-principio-di-precauzione/

https://www.mealefood.com/libro-nutrire-il-bene/

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